Materiali non certificati, acciai diversi e meno resistenti di quelli a capitolato, copertura in cemento della galleria che si stacca a blocchi di due metri quadrati, rischiando di uccidere – ancora, era già successo due anni fa – gli operai che ci lavorano e lasciano vedere l’intelaiatura della volta. I dipendenti hanno così tanta paura che arrivano i tecnici per rassicurarli. Ma l’esito è impietoso: “Qui si stacca il fronte, non tiene… praticamente continua a staccarsi e quindi si sono fermati. La volta sta cedendo“. L’intercettazione è agli atti dell’inchiesta della magistratura di Vicenza sulla galleria della Pedemontana Veneta tra Castelgomberto e Malo e scoperchia uno scenario sconcertante sui sette km e mezzo di tunnel dell’opera cantierata più grande d’Italia. Bandiera della Lega, dai 2,3 miliardi di previsione iniziale del 2006 è schizzata ai 12 di ora. Attesa per il 2020, ad oggi sono stati inaugurati sette dei 94,9 km complessivi. Ma se anche fosse completata nei tempi, l’opera rischia di non andare mai a regime e dimostrarsi un bagno di sangue per la Regione Veneto di Luca Zaia, impegnata a finanziarla. Le intercettazioni telefoniche che coinvolgono anche i quattro indagati – Luigi Cordaro, Fabrizio Saretta, Giovanni d’Agostino e Adriano Turso – hanno portato nei giorni scorsi al sequestro del cantiere ma dicono soprattutto che la tenuta della galleria è a rischio.

SENZA DOCUMENTI – I primi aspetti problematici riguardano l’escavazione e il consolidamento, “ovvero infiltraggi nella calotta con tubi di acciaio iniettati con miscela di cemento, in numero e di lunghezza inferiore rispetto a quanto indicato nel progetto”. La direzione non aveva effettuato controlli per accettazione sui materiali, profili di acciaio e bulloni erano privi di marcatura CE. “La prassi seguita prevedeva solo la pesatura, senza verificarne la tracciabilità” è l’accusa. Scrive il gip: “La vastità di questa prassi è risultata essere di amplissima diffusione, come emerge dalle intercettazioni”, per acciaio, tubi in pvc e cemento. Un esempio? Un tecnico dice: “Le barre che abbiamo sempre utilizzato… quelle Arco, non sono certificate. La documentazione che abbiano a corredo non funziona neanche bene perché per la testina ci mancherebbe quel famoso certificato che abbiamo scoperto non andare bene… in quanto è fasullo fondamentalmente”.

ACCIAIO S450 – Materiale di serie B. Ad esempio, l’acciaio. Saretta e un tecnico “discorrono in ordine alla qualità del materiale e al fatto che esso non sia certificato, essendo stato messo in opera in opera nonostante non rispondesse alla particolare qualità richiesta”.Tecnico: “Il problema più grosso è un altro… l’acciaio doveva essere diverso da questo che è stato utilizzato, acciaio 355. Io invece ho indicato quello che doveva essere il materiale, un S450″. Saretta: “In questo certificato che c’è scritto?”. Stoppa:”S355, c’è scritto…”. Saretta: “Minchia!”. Ordinavano un tipo di acciaio, ne arrivava uno diverso e non controllavano. Scrive il gip: “Ciò nonostante la produzione continua con l’acciaio di minore resistenza”. E cita una intercettazione in cui la ditta fornitrice spiega che loro “l’acciaio S450 non lo hanno mai comprato”. Per ridurre i danni, qualcuno propone di lasciare due tipi di acciaio, uno più resistente per le barre, uno meno resistente per le testine. Ma così quest’ultimo si romprerà prima, scrivono i consulenti del pm.

“FAI SPARIRE I TUBI” – Uguali problematiche si verificano per i pozzetti in cemento, “anch’essi non certificati, giacche provenienti da società per le quali vi è addirittura il concreto dubbio che non abbiano le certificazioni richieste, ovvero da fornitori considerati poco affidabili”. Idem per la fornitura e la posa in opera dei tubi in pvc. Continua il gip: “Si riscontra l’assenza della marcatura CE e la non conformità ai requisiti contrattuali che richiedevano una maggiore resistenza dei tubi da utilizzare per la costruzione della galleria rispetto a quelli ordinariamente impiegati nell’edilizia”. Il grave è che “parte della fornitura era già stata posata, di tal che se fosse emersa la non conformità ciò avrebbe significato esporsi a pesanti rilievi da parte della committente”. Un tecnico, intercettato: “Il tubo marcato regolarmente ha spessore di 3,2 mm, mentre quello da edilizia classica che potresti montare a casa tua può essere anche 2,5 – 2,6 mm, quindi non ha le prestazioni meccaniche dell’altro tubo. Noi abbiamo chiesto i tubi marcati CE, ma nel magazzino sono arrivati gli altri e nessuno ha controllato capito?”. E uno degli indagati arriva a suggerire “di farli sparire dal magazzino”.

“MANCA IL CEMENTO” – Il capitolo più agghiacciante è quello della copertura della volta. “Per il cemento utilizzato per le operazioni di spritz, la gettata di consolidamento della volta, si evidenzia la consapevolezza degli indagati della mancanza di conformità, salva la possibilità di più facilmente qualificarlo successivamente”. Il gip scrive di problemi drammatici, “sia per difetti di tenuta dello spritz, sia in occasione delle ‘volate’, cioè le esplosioni controllate per fare avanzare il cantiere, sia per fenomeni di ‘splaccaggio’ dello spritz, distacchi di vaste porzioni di gettata”. Le intercettazioni dimostrano “la sempre maggiore preoccupazione per la propria incolumità che pervade gli operatori destinati a lavorare all’interno della galleria, specificamente collegata al materiale”. Dice l’indagato Saretta: “C’è la questione dello spritz, che deve essere diverso da quello che usiamo… però lì possiamo sempre fare la storia che partiamo con lo spritz non qualificato e poi lo qualifichiamo dopo”.

“CROLLA LA VOLTA”- Lo stesso direttore dei lavori Turso spiega che se non hanno avuto spritz a sufficienza da mettere sulle centine “ti devi bloccare… non la puoi fare la volata (l’esplosione, ndr)… se tu vedi, mi hanno mandato le fotografie, ci stanno tutte le centine… perfino le catene si vedono e questo è un problema…”. Insomma, i vertici tecnici sanno che c’è rischio di crolli. Cordaro: “Ma sono proprio così eclatanti questi vuoti?”. Turso risponde: “Ci stanno sicuramente delle centine, soprattutto nella parte superiore. Guarda caso in calotta, tra le centine non ce ne sta spritz Si vede che non è spritzato! Si vedono le catene”. Uno dei tecnici dice: “C’è un problema alla Nord-Vicenza. Qui si stacca il fronte, non tiene lo spritz… praticamente continua a staccarsi e quindi si sono fermati… la volta sta cedendo”. E Saretta ordina: “Fermiamo tutto prima che…”.

“ABBIAMO PAURA”- All’inizio di aprile un operaio è preoccupato. “Ieri sera ero là verso le 8 e si è spacchettato pure il fronte, ma a placche belle belle corpose…”. E così viene invitato da un superiore “a fare un salto per rassicurare chi lavora in galleria…”. L’indagato Cordaro: “Facciamolo perché la gente sotto ha paura… quella sera ne sono successe due e, ti giuro, meno male che non c’era nessuno sotto che erano due splaccaggi proprio abbastanza forti, uno di un paio di metri quadrati e uno di circa un metro quadrato, che è venuto giù in maniera proprio repentina”. Un altro operaio, rivolto a Cordaro: “Lo conosci a mio fratello… è uno che in galleria ci sta 24 ore al giorno, il materiale lo conosce ed è molto preoccupato. Tu devi anche capire le nostre paure, perché sai che siamo coraggiosi e non ci tiriamo indietro. Se una persona ti inizia a dire abbiamo qualche dubbio, almeno ci vogliamo sincerare… perché poi, o siamo convinti o dobbiamo fermarci”.

Il gip scrive che i vertici tecnici delle imprese sono a conoscenza delle carenze dei materiali (acciaio e cemento) e dei problemi della galleria. Eppure non hanno fermato le attività. Per questo è lui a imporrre lo stop. Prima che accadano altri incidenti mortali.

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